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Qualità dell’apprendimento e risparmio economico

Secondo quanto riportato in un articolo del giornalista Andrea Tarquini, in Germania è stato preso un provvedimento alquanto preoccupante per far fronte all’eccessivo costo dei ripetenti: sufficienza e promozione garantite.
A questo punto, il Sicofante non può evitare di affrontare con voi questa faccenda, dal punto di vista delle motivazioni e da quello delle sue implicazioni. Per farlo, prendiamo in considerazione anche un articolo di risposta alla questione tedesca: la risposta degli Italiani, nell’articolo di Salvo Intravaia.
La risposta italiana è ben evidenziata dal titolo dell’articolo di Intravaia: «Risparmiare può essere utile ma è più importante apprendere».
Precisato questo, cerchiamo di affrontare la realtà. Il costo della bocciature non è da ignorare. Bocciare significa dover di conseguenza finanziare classi di ripetenti e corsi di ripetizioni, oltre ad una prolungata permanenza dei ragazzi nelle scuole superiori. Prendendo in esame il caso italiano, i costi sono esorbitanti. Se consideriamo i dati forniti dal ministero della Pubblica istruzione, risulta che «uno studente delle scuole superiori costa alla collettività 7.666 euro l’anno» e «se non ci fossero bocciati, e ripetenti, così, le casse dello Stato risparmierebbero quasi 3 miliardi l’anno» (Intravaia).
Le motivazioni, dunque, sono più che comprensibili. Tuttavia, possiamo davvero considerare l'annullamento delle bocciature come una giusta soluzione al problema? Quali sono le sue implicazioni?
Il pedagogista Benedetto Vertecchi ci fa giustamente notare che, «Se il calo delle bocciature non viene accompagnato da un corrispondete livello di preparazione dei giovani, dopo qualche anno questo apparente risparmio si trasforma in un aggravio economico e sociale ancora maggiore». E nemmeno Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi, si trova d’accordo con la soluzione tedesca. «“Il calo delle bocciature senza un serio lavoro alle spalle mi sembra una sciocchezza”. Per ridurre le bocciature si dovrebbe intervenire “sulla metodologia didattica e sulla formazione in servizio”».
Dopotutto, è inutile prenderci in giro: i ragazzi restano ragazzi. Fino a che punto è possibile affidare loro la piena responsabilità dell’impegno nello studio? Quanti quindicenni sono in grado di resistere al “fascino” di una promozione garantita? Sia chiaro che non vi chiedo di giustificare gli studenti, ma soltanto di comprenderli. Gli studenti che hanno alle spalle un sistema di apprendimento serio, esigente e selettivo (come si presentava precedentemente quello tedesco) potranno forse, sulla base di questo bagaglio culturale, continuare sulla giusta strada. Ma i ragazzi che cresceranno in un sistema di facile promozione non cresceranno forse deboli? Fino a prova contraria, le generazioni deboli non portano a nessun risparmio, se vogliamo parlare solo in termini di costi e profitti. E se vogliamo affrontare le implicazioni da un punto di vista non soltanto economico, allora non si può ignorare il conseguente calo nel livello di preparazione culturale a cui porta l’adozione del “6 politico”.
In conclusione, riassumo i possibili spunti di riflessione:
Come far fronte al problema reale del costo delle bocciature, che coinvolge anche le scuole italiane?
Eliminare le bocciature può essere davvero considerata una soluzione, sapendo che abbassa la qualità della preparazione degli studenti, limitandosi, di conseguenza, a rimandare il problema economico?
Qualcuno ha da raccontare la propria esperienza in proposito? Di come giudichi il "6 politico" col senno di poi e di come, eventualmente, abbia dovuto pagarne le conseguenze in seguito?
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7.666 euro all'anno? Non vi sembra una cifra un po' alta per il costo di uno studente? Magari i servizi scolastici e tutto il resto in Germania sono migliori e quindi anche i costi aumentano, ma mi sembra comunque una cifra esagerata. Ad ogni modo che senso ha rendere validi i voti sotto al 6 e poi impedire che uno vengo bocciato (riducendo quindi il voto finale al 6)? Ragionando puramente sulla logica è sbagliato di principio. E poi ci sono tutte le conseguenze che già Atoshi ha tirato fuori. Un ragazzo che cresce senza affrontare difficoltà non sarà mai in grado di affrontare il resto della vita a testa alta e pronto a qualsiasi evenienza. Un mio compagno di università mi dice sempre "io odio le difficoltà, non le sopporto": il punto sta proprio nel riuscire a sopportarle e valicarle il più possibile. Tutti vorrebbero vivere senza difficoltà, ma con il senno di poi ci si accorge che sarebbe veramente un peccato.
Sono favorevole al mantenimento della bocciatura là dove manchino i requisiti nozionistici di base e si evidenzi l’opportunità educativa che può rappresentare questo provvedimento. I ragazzi debbono incontrare il limite, porsi in relazione con una sconfitta, assaporare la sensazione di sbattere contro un muro o più in generale rapportarsi al proprio fallimento e quindi alla sofferenza generata dal fallimento. La sofferenza è un luogo prezioso, forse il luogo educativo per eccellenza.
Non è forse la scuola il luogo giusto per metabolizzare una sconfitta e dargli il significato di un insegnamento?