C'è anche un grave problema politico....

Vi propongo, partendo da questo link: http://it.wikipedia.org/wiki/Elenco_dei_Ministri_della_Pubblica_Istruzio...
di leggere le biografie degli ultimi politici che hanno diretto il Ministero della Pubblica Istruzione.
Ad eccezione di Tullio De Mauro il panorama è sorprendente... Approdano a questo incarico figure che non conoscono da vicino le problematiche della scuola e che spesso non hanno competenze sufficienti per elaborare uno straccio di strategia o non hanno il tempo sufficiente per farlo.
Parlo sia di centro-destra che di centro-sinistra. Anzi proprio il centro-sinistra, con l'intraprendente Luigi Berlinguer(docente universitario animato da un "aziendalismo" degno di Berlusconi) ha fatto partire la metastasi dei "crediti e dei debiti" che ha letteralmente prodotto nella secondaria di secondo grado una generazione di “perfetti” ignoranti. Tralascio il continuo ping pong di riforme proposte da un esecutivo e cancellate dal successivo, ping pong che ha solo generato una mostruosa confusione in tutto l'apparato scolastico sia sul piano amministrativo che didattico (Berlinguer v.s. Moratti a cui ha fatto seguito Moratti v.s. Fioroni). Visto il nuovo Ministro delle "Pari Opportunità" (se fossi una donna mi cadrebbero le braccia), non ho grandi aspettative riguardo Mariastella Gelmini nuovo Ministro dell'Istruzione. Pare che certi ruoli di governo (o tutti?) siano ormai ridotti ad una "bella presenza televisiva" o addirittura ad un piacente corpo da esporre in qualche calendario ad uso gommista o elettrauto, mentre la questione istruzione è agilmente soddisfatta (si fa per dire) da penosi slogan pubblicitari (vedi le tre i di Berlusconi solo per fare un triste esempio)…..
In parole povere voglio qui segnalarvi anche la presenza di un sostanzioso problema politico, che è poi filosofico: manca un indirizzo ed un pensiero su come intendere la scuola che non sia un "pensiero" ridotto a semplice volontà di risparmiare quattrini. Purtroppo i risultati si vedono, sia nella qualità del corpo docente (visto lo stipendio dei professori è chiaro che si attua inevitabilmente una selezione “al peggio” sul piano qualitativo) sia nella partecipazione e nei risutati degli studenti. In questo caos restano latitanti alcune questioni di base:
a) Che contenuto dare alla parola educazione?
b) Cosa intendiamo noi docenti e voi ragazzi con questo termine?
c) Cosa intende chi legifera in proposito e dirige le strutture volte all'educazione delle nuove generazioni?
Cosa significa per voi educazione?
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Io con educazione intendo una trasmissione di valori che favorisca il formarsi di un determinato approccio (critico, per esempio) a ciò che ci circonda, a differenza dell'istruzione con la quale intendo invece l'acquisizione di quelle informazioni base (nozioni) necessarie per potersi muovere nell'ambiente e nella società. Nella mia ottica, quindi, l'educazione mira per esempio a favorire la formazione di un pensiero critico e personale, mentre l'istruzione fornisce la grammatica per esprimerlo, le nozioni storiche o scientifiche entro cui farlo muovere, ecc...
Educazione e istruzione non devono essere necessariamente separate, a mio parere, anzi. Ho l'impressione però che il sistema scolastico attuale miri più all'istruzione, che all'educazione, tuttavia c'è l'evidente problema dell'ignoranza che divaga tra noi giovani: poche persone sanno parlare correttamente italiano, pochissime hanno basi matematiche solide (guardate me) o una visione complessiva della storia.
Mancano di conseguenza sia le nozioni base su cui muoversi che la formazione di un pensiero critico e personale che su di esse dovrebbe muoversi.
E finché la situazione politica in Italia resterà come tu l'hai descritta (visione che condivido), non caleranno le persone prive di basi culturali e di valori secondo i quali formare un proprio approccio a ciò che li circonda, anzi saranno proprio queste a dirigere e a influenzare la politica di domani... perchè necessariamente tra queste verranno scelti ministri, presidenti o chi per loro.
Secondo quali criteri viene scelto il Ministro dell'Istruzione?
Mi ritrovo molto nelle tue parole. Ho già scritto che l'educazione è temuta, anzi avversata da famiglie e dirigenti scolastici. Personalmente trovo stimolante far filtrare l'educazione attraverso l'istruzione.
Pensa all'arte, molte sono le occasioni per parlare di morte (Cristo morto di Mantegna, Bocklin con l'isola dei morti, Caravaggio con il suo San Girolamo) di erotismo (Venere e Marte di Botticelli, Venere di Tiziano....), di sospensione e senso di estraneità (Hopper, Morandi, De Chirico) e l'elenco potrebbe farsi lungo. Ma Italiano non è forse una fonte altrettanto fertile? E il lavoro con il corpo in ginnastica? Per non parlare di filosofia...Insomma ci sono molte occasioni. basta coglierle.
Quando l'abbraccio fra istruzione ed educazione si fa stretto credo che la scuola raggiunga uno fra gli obiettivi più alti che può darsi. Separare questi due poli trovo sia un errore grave. Non nascondiamoci il desiderio malcelato di venir educati o di educare senza faticare, di aver la botte piena e la moglie ubriaca. Invece la fatica è essenziale (sia per i docenti che per gli studenti) non trovi?
Sulla politica, ed in Italia in particolare, il discorso è disarmante. Sembrano non aver più alcun peso i contenuti ed i criteri. Quel che conta è una semplice spartizione del potere e la capacità di rappresentarsi mediaticamente, in qualsiasi forma, soprattutto le più elementari (un bel sedere, la capacità di insultare ecc.). L'apparire brillanti e spigliati, senza alcun spirito critico o alcuna proposta, è più che sufficiente per ricoprire qualsiasi ruolo politico. Questi "onorevoli" sono ormai comparse di un sistema più ampio d’interessi economici che governa ben oltre i confini nazionali (vedi a titolo d'esempio la "bella" amicizia fra Putin ed il nostro Presidente del Consiglio) e che antepone il tornaconto a qualsiasi pensiero.
Ma torniamo alla scuola, che comunque è inevitabilmente calata in questa situazione e dove non a caso si parla sempre più in termini di "produttività".
Allego qualche link sulla Dott.ssa Mariastella Gelmini attuale Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il Ministro parla di merito, vediamo se sarà capace sorprenderci…
http://it.wikipedia.org/wiki/Mariastella_Gelmini
http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/scuola_e_universita/servizi/ide...
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Stella-azzurra/1895829
Cos'è per te il merito? Vale la pena "meritarsi" qualcosa? Prima di approdare ad una conclusione nichilista, non si incappa forse spesso nella semplice pigrizia?
Bel tema quello della pigrizia (bello nel senso di importante, perchè fin troppo reale... per il resto è terribile!!!). Sono convinta che la fatica sia determinante per una buona educazione, così come a volte anche la vergogna: io molte cose le ho imparate dopo aver provato vergogna di ciò che avevo fatto o detto... e la vergogna, anche quando è piccola, te la porti nel cuore a lungo, perciò può diventare un mezzo importantissimo per far radicalizzare un insegnamento in una persona. Ovviamente la vergogna è maestra solo in determinate situazioni e con determinate persone: alcune si chiudono a riccio e non le recuperi neanche a pagare.
La pigrizia invece è sempre una brutta bestia e soprattutto non si cura col tempo, anzi si accresce. Applicata alla scuola, la pigrizia è tremenda, perchè ovviamente non studi, poi, se anche mantieni una buona media grazie ad una furba copiatura, il risultato finale è vuoto: quanto di te stesso c'è dietro quel 9? Niente.
La mia media generale non è mai stata altissima al liceo... ho sempre avuto la media sul 7 e sono uscita alla maturità con 70. Non sono brutte valutazioni, ma in proporzione all'impegno che ho messo nello studio non sono proprio soddisfacenti. Tuttavia, proprio perchè so di essermi impegnata molto (nel triennio, per recuperare la 5^ ginnasio di crisi) il voto passa in secondo piano: forse non sono tanto, ma quel 7 e quel 70 li ho meritati pienamente... se non sono dei voti brillanti, è perchè "impegno" non è sempre sinonimo di "competenza", purtroppo!!
Non esprimo giudizi sulla Gelmini, perchè è ovviamente ancora troppo presto. Tuttavia il discorso sul merito lo trovo alquanto ambiguo. La prima cosa che ho pensato è stata "oh, si fa un po' di giustizia finalmente! Verrà riconosciuto l'impegno!", ma questa è stata la reazione "di pancia". Ripensandoci un po', mi sono chiesta "in base a cosa uno sarà giudicato meritevole?".
In base ai meri voti? Basta copiare, imbrogliare o che altro e i voti arrivano alle stelle... un premio alla furbizia.
In base all'impegno? Ma impegno, come ho detto, non è sinonimo di competenza... io mi impegnavo moltissimo a tradurre certe versioni astruse (quella dell'esame!!!), ma se la mia traduzione era da quattro o cinque (abbastanza spesso purtroppo), la prof mica poteva darmi un altro voto. Impegno o no, la competenza era insufficiente: è la cruda realtà.
Non so come andranno le cose, ma per ora sono scettica. I ragazzi sono pigri per natura, salvo alcune eccezioni. Penso che questa politica del "merito" potrebbe motivare di più semplicemente i ragazzi già motivati. I restanti, a mio parere, si dividerebbero in due:
-i pigri che non studiano, ma imbrogliano e ottengono comunque dei meriti.
-i pigri che rinunciano in partenza ("che me ne importa del merito? Basta il 6").
Nella mia esperienza scolastica ho visto che i ragazzi, salvo le solite e dovute eccezioni, si sentono motivati dalla politica del premio solo in un caso: quando il premio comporta uno stato maggiore di pigrizia successivo... banalissimo esempio, molto campato per aria ma rende l'idea, "chi si fa interrogare già la prossima settimana, sarà libero per le prossime tre", e allora tutti giù che si ammazzano di studio per poter poltrire di più dopo, quando di solito si cerca di rimandare il più possibile un'interrogazione (spesso ancora per pigrizia e non solo per paura). E' una reazione più che comprensibile, ma non nasce certo da un desiderio di impegno. Un ragazzo che lo fa abitualmente, per buona organizzazione, al di là della certezza di poter essere davvero libero dopo, ecco questo è un ragazzo che s'impegna. L'altro, quello che fa la sudata solo quando gli viene promesso qualcosa, è il ragazzo pigro che si trasforma in opportunista.
Ci sono sicuramente altre cose da dire, ma per ora ti passo la parola, così mi dici cosa ne pensi tu... io vado a dormire che domani ho un esame su due secoli di storia (di massacri!) che si risolveranno in un esame più o meno a crocette... mah!!