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La solitudine del professore


ritratto di Roberta

By Roberta - Posted on 04 June 2008

Spesso leggendo gli scritti degli studenti sui mali della scuola accade che tra le righe si legga un palese atto di accusa verso i docenti. Quanto segue non intende in alcun modo giustificare il comportamento di questa bistrattata categoria: effettivamente chi insegna si assume un’enorme responsabilità, ed è giusto che in ogni momento sia chiamato a risponderne. L’intento è piuttosto quello di mettere in evidenza aspetti che per forza di cose non sono conosciuti dagli studenti, allo scopo di rendere equilibrata la comune riflessione che i ragazzi promotori di questo sito stanno ammirevolmente portando avanti.

Insegno da ormai sedici anni, tra medie e superiori. Qualche anno fa ho cambiato il medico di base, e il nuovo dottore saputa la mia professione mi ha accolta con questa domanda: "Lei assume psicofarmaci?" E io: "Ma no, perché?!" Sembrava sinceramente stupito. Risposta: "Sa, tra i miei pazienti ho circa una quarantina di docenti, finora lei è la prima che dice di non averne bisogno... " Tuttora quando vado da lui torna sull'argomento e mi guarda con incredulità, come se fossi un caso da studiare. Non credo che gli insegnanti pazienti del mio medico siano una rarità: rispecchiano un mondo sommerso che a poco a poco si sta svelando, come si può leggere in questo recente articolo. Il disagio scolastico non è solo degli studenti, ma anche degli insegnanti, ed è fortissimo, in crescita.
Quali sono le cause? Come si sente in giro, certo la perdita di valore di questa professione a livello sociale è una delle cause. Oggi ancora molta gente (la maggioranza?) pensa agli insegnanti come a quei privilegiati che lavorano mezza giornata, hanno tre mesi di vacanze, e portano a casa un buon stipendio facendo poca fatica. Tralascio di commentare queste affermazioni anacronistiche perché non è sull’aspetto sociale che vorrei puntare l’attenzione; infatti sono convinta che non sia questa la causa prima. Legata a questo c’è poi la questione dell’autorevolezza: oggi gli studenti non sentono più di dovere rispetto ai loro professori semplicemente in riguardo al ruolo che ricoprono, anzi; di solito sono un po’ prevenuti in partenza. La disciplina è ormai sempre più rara; soprattutto i docenti delle medie o degli istituti professionali si trovano ad operare in realtà inimmaginabili dall’esterno, ovvero a dover gestire da soli situazioni di gravissimo disagio di tutti i generi: sociale, psichico, legato all’immigrazione (ragazzi che piombano in classe a metà anno senza sapere una parola di italiano); si trovano a dover gestire classi con uno o più portatori di handicap (anche grave) senza l’appoggio di nessun insegnante di sostegno (a me è capitato più volte); e via di seguito. Non è da trascurare inoltre la “disciplina” dei genitori, che spesso, pur non arrivando all’aggressione fisica come nel noto episodio di cronaca del marzo 2007 , aggrediscono verbalmente i docenti con inusitata violenza. Soprattutto ora, in periodo di chiusura di anno scolastico, assistiamo a “spedizioni punitive” di genitori che in assetto da combattimento varcano i portali delle scuole, decisi a rimediare alle ingiuste prossime bocciature dei loro pargoli. Naturalmente, se questi vanno male è colpa dei professori che non li hanno capiti, e mai degli sventurati fanciulli. Sto volutamente ironizzando. Ovviamente tutti possono sbagliare, anche i professori, ed è giusto che un genitore faccia valere le proprie ragioni, ma se si usano quelle maniere va a pallino la collaborazione tra scuola e famiglia, ovvero uno dei perni della relazione educativa.
Ma i motivi del disagio che mi stanno più a cuore sono di altro genere. All’interno di un istituto di medio livello, una scuola “normale” per intenderci, un insegnante motivato a fare bene il suo mestiere rischia molto spesso di restare solo e di perdere progressivamente fiducia nell’istituzione scolastica. Perché? Mettiamo pure che parta in condizioni favorevoli, ovvero che la sua relazione con i giovani sia buona, e che si sia conquistato una certa stima da parte dei suoi studenti. Questo naturalmente non implica eliminare i problemi; gestire una classe, ovvero un microcosmo sempre più incasinato per i motivi citati sopra, richiede un notevole dispendio di energie, figuriamoci se le classi che deve gestire sono tante... E’ naturale che senta il bisogno di un appoggio. Ma chi glielo da’? Sono molto di moda gli incontri con gli psicologi. Ben venga, ma nella mia esperienza non ne ho mai trovato uno che fosse veramente al corrente di ciò che accade in un’aula scolastica.... alla fine si tratta di pura teoria che non aiuta molto a gestire i problemi specifici (spero sempre di poter essere contraddetta in proposito). Appoggio da parte dei colleghi? Anche questo è piuttosto raro... in genere ciascuno si fa i fatti propri, la collegialità è pura utopia, ed è un evento straordinario trovare qualcuno con cui poter avviare una collaborazione proficua. Alcuni colleghi sono sfiancati, esausti ed hanno come unica meta la pensione, altri fanno parte di uno dei mali endemici peggiori della scuola, ovvero le vere e proprie “caste” che decidono, amministrano e gestiscono in modo esclusivo ogni aspetto della vita scolastica, a volte molto più del dirigente stesso. Il dirigente! Altra nota dolente. Spesso i dirigenti non sono assolutamente in grado di ricoprire il loro ruolo; magari hanno diretto per vent’anni una scuola elementare e ora si ritrovano a dirigere un polo scolastico che va dalla materna alle medie, oppure un polo di istituti superiori di diverso genere, e non hanno le competenze adeguate. Per non parlare dei casi peggiori (ma non meno diffusi), ovvero di quei dirigenti che pensano esclusivamente a come poter trarre profitto dalla propria posizione, e che spesso sono legati a filo doppio alla casta onnipotente: combinazione infausta che finisce per soffocare prima o poi tutti coloro che non vi sono coinvolti. Cosa significa? In concreto, nessun sostegno ad iniziative personali (progetti e attività alternativi), ma anche ostacoli a non finire, di tutti i generi. Mi fermo qui, ma penso sia sufficiente per dimostrare come basti per demotivare anche un insegnante ben disposto.
A quali risorse può dunque affidarsi un professore, per barcamenarsi in questo marasma? A costo di apparire pessimista, affermo che il sistema scolastico non offre molto ai docenti che si trovano a vivere momenti di difficoltà. In ultimo, un docente può contare soltanto sulle proprie personali risorse, ovvero sulle certezze, i riferimenti che guidano la propria vita. Da questo punto di vista, anch’egli è un essere umano che vive nel disorientamento generale che caratterizza la nostra epoca. Dovrebbe essere un educatore, una guida, ma nella maggior parte dei casi non sa dove attingere, dove trovare quei fondamenti che gli permetterebbero di svolgere questo ruolo; è perso come sono persi i genitori degli adolescenti ribelli, che non sanno più come comunicare con i propri figli. Naturalmente sto generalizzando, nella scuola ci sono anche docenti saldi che sanno svolgere egregiamente il loro compito, ma per chi non ha la fortuna di avere una tale forza, la situazione si fa di giorno in giorno più deprimente. Questo innesca un circolo vizioso, perché gli studenti si approfittano della debolezza del professore (e non li si può biasimare, avrebbero bisogno di ben altro!), il quale di conseguenza si deprime di giorno in giorno sempre più. Docenti entusiasti e motivati si trasformano in pochi anni in grigi impiegati dello stato, nonché burocrati (ho volutamente taciuto della burocrazia che succhia tempo ed energie per riempire quintali di scartoffie inutili). Delusione e incomprensione senza nessuna sponda su cui fare affidamento. Da lì, il passo verso le crisi depressive è veramente breve, come si può immaginare; molti non hanno più la forza dir reagire perché sentono di non avere vie d’uscita, e una persona in questo stato non può essere un bravo insegnante. Sto parlando di persone che ci hanno creduto, non di quelli che insegnano perché non hanno trovato di meglio - questi andrebbero cacciati subito, senza mezze misure.
Cosa manca per poter fare una svolta? Di cosa ha veramente bisogno la scuola per uscire da questa situazione avvilente? E’ ancora possibile fare qualcosa?

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ritratto di Atoshi

Resto convinto che tutto il sistema scolastico, per come è concepito ora, si stia sgretolando da sé. Anche per il ragionamento di SAm.

Magari non farò in tempo a vederlo, ma si va al collasso. Si illude la dirigente che gioisce della tua dipartita. Non si è accorta che c'è un tiro alla fune: da una parte gli adolescenti, impegnati nella ricerca del limite, provocando in ogni modo possibile e plausibile, e sempre meno disposti a sfamarsi con retoriche reprimende o bastonate disciplinari (sia chiaro a volte opportune e necessarie). Dall'altra parte latita chi deve saper trasmettere "con il cuore" qualsiasi cosa degna di un educatore. La baracca conseguentemente vacilla paurosamente e chi si espone nel "cinema e nell'aikido" (possiamo considerarle metafore dell'educare attraverso qualcosa che sentiamo autenticamente?)appare e si sente isolato, ma lo sarà sempre meno. Infatti chi altro può impugnare la fune dal capo opposto a quello degli adolescenti se non chi ha da offrire risposte autentiche?

Ieri ero pranzo con una carissima persona che ha sofferto molto, ragion per cui era lucidissima. Una bravissima docente a cui sono debitore. Mi ha detto che il docente è un mestiere delicato, il luogo di una missione difficile che è più prossima all'idea di dedidizione gratuita e disinteressata, piuttosto che al calcolo o all'accettazione di un lavoro qualsiasi purchè retribuito. Il luogo di una necessaria "attenzione chirurgica" per non causare in chi si affida "danni irreparabili o permanenti".

Se così stanno le cose ci si può solo augurare, come docenti, di produrre errori che siano sinceri e non frutto di pressapochismo o faciloneria. Questi errori i ragazzi li sanno perdonare, gli altri no.

Come si insegna in modo sincero? Cosa caratterizza l'insostituibilità di un educatore in carne ed ossa rispetto al fluire di informazioni attraverso un media qualsiasi? Dove si è "persa" la missione di insegnante e perché? Quali strategie sono attuabili per "ritrovarla"?

Caste, difficili rapporti fra genitori, studenti, professori e dirigenti, mancanza di rispetto e di una linea educativa condivisa, sono realtà purtroppo diffuse e comuni a tutte le scuole.
Da questa riflessione si può capire la difficoltà dei docenti a coprire il ruolo di educatori, ma aspetto ancora più interessante,in una seconda lettura diventa chiaro come sia difficile per gli studenti assumere il ruolo di "educandi",nel senso di individui disposti in modo propositivo all'apprendimento.
Questa mancanza di disposizione è al contempo madre e figlia di questa difficile situazione,e si manifesta in quegli atteggiamenti da parte di noi studenti che rendono difficile il ruolo dei professori.

Raffaele Simone in "La terza fase" osserva come la scuola,con l'affermarsi dei media, non sia piu il luogo del fluire della conoscenza ma della cristallizzazione di una parte (seppur importante) dei saperi.
In questo senso è innegabile che ci sia la necessità di una bella doccia che sciolga la cristallizzazione,semplicemente per poter lavorare.

ritratto di Roberta

Anche io non vedo molte alternative... Uscire dagli schemi oggi è un atto quasi eroico. Sai che la dirigente della mia attuale scuola, saputo che ho ottenuto il trasferimento, ha detto che ho fatto proprio bene ad andarmene? Sono un essere sovversivo, con tutti questi progetti di cinema e aikido... :)

ritratto di Atoshi

Concordo profondamente con te e purtroppo temo non siano possibili svolte nella scuola pubblica per come è organizzata ora e per il caos in cui versa, a partire dai vertici fino alla base. Almeno in tempi brevi.

L'unica via d'uscita plausibile pare essere l'invenzione di un'altra scuola (privata?), l'uscita da quel che c'è ora, la rottura e la creazione di una struttura differente dove gli spazi di manovra siano più rapidi, gli obiettivi condivisi e l'autorità agile, reale, ed i principi saldi e applicati seriamente. In sostanza un taglio deciso con il sistema esistente, ormai talmente stratificato, ingarbugliato ed inceppato da essere un moloch irrecuperabile. Moloch incapace persino di imporre regole periferiche come il divieto di utilizzo dei cellulari a studenti e docenti.... Sarebbe poi bello cacciare gli insegnanti ed i dirigenti incapaci, fannulloni, esauriti o demotivati, rimuovere le cricche e gli entourage, ma è poi assolutamente IMPOSSIBILE farlo nella sostanza.... Lo stesso Ministero fatica a fissare la data (la data!!!) per una nuova prova unica nazionale, da svolgersi quest'anno all'interno dell'esame di Licenza media (prova INVALSI). Che dire?

Restando invece all'interno del sistema, l'unica è affidarsi al fortino delle proprie ore, alla bellezza ed alla potenza della materia (che trovo sempre stupefacente) e navigare a vista come un infiltrato, dissimulando la propria passione ed i propri progetti educativi, minando il terreno avversario dalle retrovie ed infettando gli studenti ricettivi....

Francamente non vedo alternative e credo che a breve nasceranno (o stanno già nascendo?) scuole "diverse", arcipelaghi di conoscenza lontani dalla paralisi della struttura centrale, che si sta sgretolando giorno dopo giorno.

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