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Scuola società per azioni


By anonimo - Posted on 30 December 2007

di Jan Mazza
2a C del Liceo Scientifico Giordano Bruno di Budrio, Bologna

Quante volte abbiamo sentito rimproverare alla nostra generazione l’apatia, il disinteresse, il menefreghismo. Quante volte abbiamo sentito caricaturizzare noi giovani come dediti solamente al divertimento, ottenuto mediante droghe e alcool. Quante volte gli adulti, ovvero gli ex-giovani, hanno giudicato sprezzantemente quelli che adolescenti sono ora, approfondendo il solco che divide i figli dai loro padri e causa scorciatoie al divertimento.

L’obiettivo, il fine di una persona, da un punto di vista sociale e politico, a mio avviso, dovrebbe essere quello di lasciare al proprio figlio una società migliore di quella in cui è cresciuto. Questo è sempre successo dal dopoguerra fino a questa generazione, che si è ritrovata a dover affrontare difficoltà superiori ai propri genitori: la precarietà, l’incertezza, la scarsità di lavoro, per tacere dell’incombente emergenza climatica. A vedere questa situazione attuale dal punto di vista che prima proponevo, i nostri genitori hanno fallito clamorosamente, ancora di più considerando che loro i mezzi per affrontare le difficoltà che ora ci troviamo davanti le avevano, uscendo da un periodo difficile e di rinascita, mentre noi, abituati ai lussi e alle comodità e ai vizi del consumismo, e totalmente privi di capacità critica, avremo problemi importanti e non sempre solubili.

Da questa mia personale riflessione, possiamo giungere a chi dovrebbe darci questi mezzi, a cominciare dalla capacità critica: l'educazione, quindi l’istruzione, quindi la scuola. Di qui il tema del bando: la scuola ci insegna a essere critici? Che secondo me è il vero nocciolo della questione, il vero compito imprescindibile e irrinunciabile dello stato nel formare i futuri cittadini. Questa scuola ci fornisce nozioni di tutto un po’, dall’italiano al francese alla matematica, passando per la chimica e la storia dell’arte. Non sempre ce le fornisce in maniera corretta, non sempre in maniera valida, non sempre in maniera obiettiva – per quanto lo concedano le capacità umane. Ma tutte queste conoscenze, questo sapere, questa cultura è inutile senza l’instillazione di una profonda capacità critica, ovvero la capacità di mettere in dubbio, rovesciare, contestare una nozione imparata e acquisita. Un ragazzo, uno studente, privo di tale capacità non è uno studente formato, completo, ma un semplice strumento, maneggevole e manipolabile. La capacità di mettere in dubbio una conoscenza è l’imprescindibile baluardo dell’evoluzione umana, ciò che permette agli errori di germogliare e creare grandi meraviglie, grandi scoperte; al contrario, l’assenza del dubbio, del “forse”, del “ma se noi…”, sono il terreno ideale per il fanatismo (quindi la visione accecante e inattaccabile di un unico pensiero) o per la totale assenza di idee, entrambi mali gravissimi di una società. Uno studente che impara senza chiedersi perché, non impara: assimila, e dopo aver tenuto in sé ciò che ha imparato per qualche giorno, fagocita ed espelle, nel momento in cui questa conoscenza è diventata inutile. Non solo questo procedimento ha un effetto negativo, nel non permettere la formazione di una cultura personale, ma crea un gravissimo modo di distinguere le nozioni in utili e disutili, come se non tutto il sapere fosse qualcosa di importante e inestimabile per la ricchezza di una persona. Ma questo pensiero non può che essere normale in una scuola trasformata in azienda, il cui scopo non è far crescere persone consapevoli, ma produrre dipendenti.

È necessaria una radicale e profonda riforma non solo delle leggi che regolano l’andamento della scuola, ma soprattutto del modo di pensare degli addetti all’istruzione, a cominciare dagli insegnanti, depositari di un mestiere così nobile e importante, ma solo se caricato e valorizzato dall’irrinunciabile impegno di trasmettere conoscenze (non ex cathedra, ma in un ampio e vivace dibattito con gli alunni stessi) e, magari, di vedere con piacere queste conoscenze smontate dal pensiero fresco, vitale e, finalmente, libero, di un giovane che guarda al mondo con sguardo ribelle e non allineato, da un punto di vista originale. La stessa originalità, lo stesso anticonformismo, che vengono così tenacemente combattuti (velatamente, ma non per questo in modo meno efficace) da questa scuola.

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